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Isole Tremiti: il regalo perfetto da fare ai testimoni di nozze

Isole Tremiti

Una volta messo piede sulle Isole Tremiti è iniziato un viaggio nel tempo e nella storia di quest’isola meravigliosa e allo stesso tempo misteriosa. Ci siamo stati appena tre giorni eppure ci è sembrato di stare lì una settimana, per via di tutte le persone che abbiamo incontrato, dei magici scorci che abbiamo visto e dei momenti indimenticabili che abbiamo vissuto.

Il nostro primo giorno sull’isola di San Domino

Il nostro punto di ritrovo è stato il porto di Termoli, tra chi proveniva da Roma e chi da Nardò. Dopo un breve pranzetto sul molo, abbiamo preso il traghetto verso l’isola più grande delle Tremiti: San Domino. Lungo il viaggio, di poco più di un’ora, pregavamo che le previsioni meteo “complicate” e poco rassicuranti si sbagliassero, concedendoci un weekend che attendavamo da mesi. Ricordo ancora l’euforia di quando i nostri amici, all’epoca futuri sposi, Alessandro e Ilaria comunicarono ai testimoni il loro regalo: <<si parte alle Tremitiiiii…yeeee>>. Che idea fantastica hanno avuto!

Arrivammo intorno alle 17, accolti da un’arietta calda e umida…lo scirocco ci seguiva ovunque! Un po’ di nuvolette all’orizzonte, ma con un entusiasmo ormai dilagante che ci diede la forza di trascinare le nostre valigie in salita per una buona ventina di minuti, fino al nostro B&B: La Nassa.

Il tempo di disfare i bagagli, ci demmo appuntamento pochi minuti dopo col costume addosso. Non ci facemmo scoraggiare da quelle timide goccioline che un cielo grigio ci stava mandando in quel momento e ci dirigemmo a piedi verso un sentiero che di lì a poco sarebbe stato completamente immerso nella natura. Camminando camminando arrivammo davanti a un panorama incantevole: il bosco dal quale provenivamo si affacciava su una scogliera a picco sul mare azzurro delle Tremiti. Sulla destra un solo chioschetto illuminato da fili di lucine appese, sulla sinistra i colori del tramonto dipingevano un quadro perfetto. In un attimo ci guardammo tutti negli occhi, increduli dinanzi a tanta bellezza (e alla prospettiva di un weekend child-free 😉 ), non avevamo bisogno di molte parole, ne bastava una sola: <<birretta?>>.

Lungo la strada del ritorno dal nostro “aperitivo di benvenuto” sull’isola, ci fermammo da “A furmicula”, una pizzeria ricreata in una grande pineta, qui ci accolsero subito con un sorriso facendoci sentire come a casa. A rendere ancora più piacevole l’atmosfera, le canzoni di Lucio Dalla in sottofondo e luci soffuse appese agli alberi, come se stessimo cenando in un bosco incantato.

Fin qui tutto procedeva ordinariamente…aperitivo, pizzella, chiacchiere e risate…quel che non ci aspettavamo è come si sarebbe conclusa la nostra prima giornata da isolani, sulla terrazza del belvedere ad ascoltare i racconti di Patricia e Maria Antonietta, le nostre prime amicizie del posto, tra un bicchiere di vinello salentino e un altro che avevamo portato con noi in valigia.

La prima a raggiungerci sulla panchina che si affacciava sul tratto di mare che separa San Domino dall’isola di San Nicola, è stata Patricia, dopo il suo turno in pizzeria. Di nazionalità cilena, Patricia ci raccontò che aveva deciso di traferirsi alle Tremiti per amore, dopo essere venuta in vacanza molti anni prima. La sua vita è stata segnata da tragici eventi che però non le hanno tolto la forza di sorridere e prendere la vita così come viene. Il suo spirito cileno è il suo leit motiv, quando le abbiamo chiesto come si vivesse in Cile ci ha risposto che, nonostante lei adori l’Italia, lì si vive molto meglio sotto tanti aspetti. Perché ci si accontenta di quello che si ha, perché si dà meno importanza alle cose materiali e si è molto più felici, con poco. Le sue parole mi sono rimaste addosso a lungo, e ancora oggi cerco di non dimenticarle, provando a prendere esempio da una cultura così distante dalla nostra, ma forse molto più sana e vera.

Poi arrivò Maria Antonietta, la sua migliore amica, anche lei gestisce un chiosco di famiglia sull’isola, aperto solo a pranzo, con una vista mozzafiato sul mare cristallino. Nella vita però è un avvocato, si muove tra San Domino, Milano, Bologna e qualche volta New York. La sua è una vita molto più dinamica, ma nel cuore conserva sempre un forte legame con la sua terra. Il suo racconto partì da quelle che furono le origini delle due isole principali delle Tremiti. Prima nacque San Nicola, la più piccola, che noi vedevamo illuminata dall’altro lato del mare. Inizialmente fondata dall’ordine dei Benedettini, poi sostituiti dai Cistercensi e in fine dai Lateranensi, tutti ogni volta mandati lì dal Papa. Ecco perché, a dominare l’isola è la maestosa Abbazia di Santa Maria a Mare circondata da un lato dal Chiostro del monastero e dall’altro dal Torrione del Cavaliere del Crocifisso, che per decenni è stato il carcere più noto della storia del XX secolo. Qui, ci raccontava Maria Antonietta, ci mandavano gli esiliati, ci visse, infatti, a lungo anche il presidente Pertini durante la seconda guerra mondiale. Questo antico luogo di confino, ospita oggi poco più di 100 anime che vivono solo di pesca e di infiniti orizzonti.

La parte più entusiasmante del suo racconto è stato scoprire che la sua famiglia era molto legata a Lucio Dalla che lì a San Domino era uno di casa, per anni, infatti, visse proprio lì a due passi dal mare, componendo alcuni dei suoi brani più famosi, come “Com’è profondo il mare” e “4 marzo 1943”. Impossibile non viaggiare con l’immaginazione mentre ci raccontava alcuni dei suoi ricordi più cari insieme a Lucio che lei considerava un membro della sua famiglia. A concludere la nostra pima serata in bellezza fu un barboncino nero di nome Riccio, seguito dal suo padrone Vincenzo, anche lui in vacanza come noi. Son bastate poche chiacchiere per diventare subito amici ed essere poi invitati al decimo compleanno di Riccio che avrebbe festeggiato la sera dopo al ristornate La Fenice. Cos’altro poteva succedere? Chi altro potevamo incontrare solo il primo giorno su un’isola di appena 400 abitanti?

Secondo giorno in gommone tra incantevoli calette e l’isola di San Nicola

Se il buongiorno si vede dal mattino, quello del sabato si rivelò sin da subito luminoso e incoraggiante con un sole che splendeva alto e fiero in un cielo azzurro limpido. Il tempo di un cornetto al baretto in piazza, poi un pit stop all’alimentari per fare scorta di panini e snack e poi dritti verso il porto per la nostra gita in mare.

La crew era entusiasta, nei nostri occhi si riflettevano solo le onde gioiose che ci venivano incontro durante la navigazione e i nostri capelli al vento erano pronti a tuffarsi in un mare fresco al punto giusto e turchese come si vede solo nelle cartoline. Inutile provare a descrivere il colore del fondale che sembrava più quello delle piscine olimpioniche e la sensazione di sentirsi un pesce in mezzo agli altri che ci nuotavano intorno.

Prima di fare ritorno a San Domino, chiamata così perché è l’isola più grande delle Tremiti, quella che domina su tutte, decidemmo di fermarci ad esplorare l’isola più antica, quella di San Nicola. Dopo una breve sosta al bar che si affaccia sul piccolo porticciolo, ci dirigemmo verso il Castello dei Badiali. Per terra i ciottoli imponevano un’andatura lenta, consentendoci anche di ammirare ogni singolo angolo di quelle mura in pietra, di tanto in tanto arricchite dai versi di Lucio che ritrovavamo citato in ogni angolo dell’isola.

Pochi passi più su ci ritrovammo dinanzi all’intero arcipelago tremitese che si poteva ammirare dal Torrione che sorge accanto all’Abbazia. Poche case dentro quelle mura, alcune persone sedute sul marciapiede chiacchieravano tra loro, due negozietti di souvenir e un bar, pensavo tra me: <<ma coma si fa a vivere qui tutto l’anno? Qui dove la pace fa da regina, quanto può essere alto il rischio di essere sopraffatti dalla noia e dall’alienazione?>> Eppure, ci raccontava Maria Antonietta la prima sera, se è vero che la gran parte dei tremitesi l’inverno si trasferisce a vivere sulla terraferma, come Termoli, Foggia e altre città più grandi e vicine, soprattutto chi ha figli piccoli da mandare a scuola, vi è una restante parte di isolani che sceglie di restare. E così che si diventa compagni di villaggio, membri onorari di una comunità ristretta e consolidata da anni di condivisione di ogni istante trascorso qui, a due passi dal resto del mondo.

Ultimo tramonto a Sunset Bay

Facemmo quindi ritorno a San Domino, con l’intenzione di di goderci l’ultimo tramonto di quella vacanza che sembrava durasse da giorni e invece eravamo lì solo da appena 24 ore. Il pomeriggio era più ventoso del giorno prima, l’aria fresca di tramontana che ci scompiglia i capelli sembrava il preludio di un autunno ormai alle porte. <<Che fortuna aver goduto di tutte queste meraviglie con un meteo favorevole che ha ribaltato ogni infausta previsione>> – pensammo. Di lì a poco eravamo pronti per festeggiare il compleanno di Riccio.

Ci sorprese vedere arrivare sempre più persone invitate dal signor Vincenzo, molti dei quali gente del posto. E mentre noi ci presentavamo a tutti come se li stessimo incontrando per la prima volta, alcuni di loro si rivolgevano a noi con frasi del tipo: <<Io so chi sei, ti ho vista fermarti ad accarezzare la cagnolina dell’alimentari ogni mattina..>> – oppure – <<vi ho visti in comitiva in questi giorni tra le stradine dell’isola>>. Era come se fino a quel momento ci avessero osservati, studiando ogni nostro movimento, con la sola intenzione di proteggerne i confini. Che detto così, può sembrare inquietante, e invece io vi ho letto un profondo legame con quel piccolo pezzo di mondo di cui si prendono cura come se lo dovessero abitare per sempre.

Ne ho avuto la conferma quando, proprio lui, l’attento osservatore, nonchè figlio di uno dei sindaci più longevi e apprezzati dai tremitesi, difronte al mio entusiasmo: <<Non vedo l’ora di raccontare la bellezza di quest’isola a tutti quelli che conosco>>, rispose: <<No, non lo fare>>. E ora capisco perchè. Non è una semplice gelosia, ma pura premura, un atto di protezione dell’incontaminatezza dei loro luoghi e della loro pace. Ricordo di aver percepito la stessa sensazione quando visitai la Sardegna, un’altra isola meravigliosa ricca di paesaggi raggiungibili solo rispettando determinate condizioni di salvaguardia del luogo. Forse è una caratteristica tipica degli isolani, quella di sentirsi ancora più legati alla propria terra, a tal punto da tutelarne i tratti e i confini.

Ultimo giorno sull’isola: trekking nei boschi e poi tuffo nella spiaggia di Cala Matano

Il nostro ultimo “buongiorno” aveva già il sapore della nostalgia, sapevamo di dover sfruttare ogni secondo che ci restava sull’isola, prima di fare ritorno a casa. E così, dopo aver fatto colazione e preparato i panini al solito alimentari, siamo partiti all’avventura addentrandoci nei sentieri alberati di San Domino. Pur avendo una mappa da seguire, ci siamo in realtà lasciati guidare dal fruscio del vento e dagli scorci più belli che si affacciavano sul mare aperto. Salendo e scendendo lungo percorsi sterrati e appena soleggiati, respiravamo a pieni polmoni l’aria fresca delle Tremiti, in direzione di Cala Matano, una piccola spiaggia mista di ciottoli e sabbia, circondata da roccia e alberi di pino.

Quelle ultime ore trascorsero in silenzio, come se ognuno di noi stesse rielaborando i ricordi dei momenti più salienti di quella vacanza. Prima di salutare l’isola volevo accertarmi che ogni singola frase pronunciata e ogni sguardo rivoltomi dalle persone che ho incontrato mi restasse cucito addosso, infondendo quell’energia positiva che mi avevano trasmesso in quegli istanti. E così mi sono tornate in mente le parole di Maria Antonietta quando ci ha detto che i tremitesi se la sanno cavare sempre, sono abituati a fare scorte alimentari, anche quando le navi dalla terraferma saltano uno o due giorni nella consegna dei beni primari. Non si spaventano se restano per qualche giorno senza il pane fresco, perchè ne hanno messo un po’ da parte in freezer, oppure lo chiedono al vicino. Poi ho ripensato alle parole di Michele, uno dei sub più esperti dell’isola, con alle spalle almeno 8000 immersioni subacquee, che mentre ci raccontava di come si vive in inverno, e di come ci si reinventa svolgendo lavori manuali e disparati pur di impiegare il tempo, guardandoci negli occhi ci ha detto: <<la vita va osservata e va sentita>>.

E poi ancora, di quest’isola ricorderò la completa assenza di barriere architettoniche tra un’abitazione e l’altra, il disinteresse dei tremitesi alla privacy. Qui gli abitanti del luogo non si barricano in casa dietro cancelli e muri alti, si limitano a circoscrivere l’area del loro giardino con delle semplici reti attraverso le quali si intravede l’orticello, la sedia in plastica vicino al tavolo e quel pallone sgonfio con cui giocano i bambini. E i cani vengono lasciati liberi, senza guinzaglio, perchè non si allontanano mai dalle loro case.

Ogni volta che ripenso alle Isole Tremiti, mi vengono in mente i colori, gli odori e i suoni di un pezzo di terra che pullula di storia, tradizioni e magia. Ora capisco perchè Lucio la scelse come dimora estiva e come luogo dal quale prendere spunto per le sue canzoni, perchè a volte il pensiero più vero e profondo lo si ritrova nelle cose più semplici e autentiche che quasi sempre hanno come sfondo il mare…

Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare

Arrivederci Tremiti e grazie ai nostri sposini per il regalo più bello.